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Barcellona, incubo FIFA: nuovo provvedimento al club

Barcelona Masia (Getty Images)

BARCELLONA (SPAGNA) – Incubo FIFA per il Barcellona. Come riportano il ‘Mundo Deportivo’ e ‘Sport’, parlando apertamente di persecuzione, la Fifa ha in serbo un nuovo provvedimento per il club: dopo aver congelato il mercato fino a gennaio (a causa dell’irregolare compravendita di calciatori extracomunitari minorenni ed aver stabilito che questi ultimi non potranno disputare una partita ufficiale con la casacca blaugrana fino al compimento del diciottesimo anno), ora arriva un’altra stangata per quanto riguarda la ‘Masia’: i giovani coinvolti non potranno più prendere parte agli allenamenti nella città sportiva di San Joan Despí e neanche soggiornare nelle strutture del settore giovanile catalano, settore che ha visto nascere stelle del calibro di Messi, Xavi e Iniesta, solo per citarne alcuni. A farne le spese è il camerunese Patrice Sousia, 16 anni, arrivato grazie alla Fondazione Eto’o. Lui è uno dei ragazzi colpiti dal provvedimento ma i compagni di squadra si sono subito attivati per venirgli incontro: Sousia è stato accolto nella famiglia del centrocampista Alex Collado, che nei prossimi mesi condividerà lo spogliatoio del Prat, compagine di Tercera División, con il fratello di Alex, Jonathan. Il Barça continuerà a pagare gli studi a Patrice e gli garantirà il minimo salariale fino al 18 gennaio del 2017, giorno del compimento della maggiore età. Solo allora si deciderà sull’eventuale reinserimento nel club. Un altro ragazzo coinvolto è il californiano Ben Lederman, che a differenza del compagno si è stabilito a Barcellona insieme alla famiglia. Qualche giorno fa, il padre rilasciò queste dichiarazioni: “La Fifa sta uccidendo mio figlio – ha detto -. Comprendiamo che la norma ha il fine di proteggere i bambini che vengono allontanati dalle loro famiglie, ma non può essere applicata in casi come il nostro. Noi abbiamo deciso di venire in Spagna, nessuno ha il diritto di dirci dove vivere e di impedirci di appoggiare i sogni di nostro figlio”, ha concluso.

S.M.

Pubblicato da
Stefano Migheli

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